Il Transurfing è una tecnica legata alla fisica quantistica ed è fortemente ispirata dalla dottrina Sufi (la parte spirituale dell’islam). 

Forse conoscete le danze sufi, quelle cui Gurdieff si è ispirato per le sue danze sacre; i danzatori sufi sono facilmente riconoscibili grazie ai gonnelloni ed ai particolari cappelli che sono soliti indossare.

A prescindere da alcune pregiudiziali in merito all’islam, a mio avviso, la dottrina sufi resta tra le più avanzate spiritualmente soprattutto per quanto concerne l’accesso a parti sottili del nostro universo.

Prima di affrontare il punto di vista del Transurfing, è importante precisare cosa sono i pendoli. 

Il pendolo è un contesto energetico che, sulla base delle nostre percezioni, isola un processo di fenomeni, di accadimenti. È un contesto pregno di condizionamenti.

Tutto il mondo è caratterizzato da pendoli; non esiste un contesto che isolo, sulla base di un mio interessamento, che non sia un pendolo.

Il Transurfing, che non li ha inventati, ci aiuta a comprendere in termini dinamici cosa accade nella realtà. 

In merito alla situazione attuale, che riguarda e coinvolge tutti noi, è percezione comune che tutte le possibilità ci siano precluse e che non resti altra scelta che seguire quanto indicato dal sistema.

Infatti, l’opinione comune non prende in considerazione altre soluzioni.

Quindi, cosa accade nel momento in cui mi trovo all’interno di un pendolo e, più precisamente, all’interno dell’attuale pendolo governativo che, in questo momento, ci costringe in alcune circostanze?

Siamo coinvolti all’interno di questo grosso pendolo ed una volta coinvolti assumiamo caratteristiche ricorrenti e ben precise quali:

  1. l’assenza di vie d’uscita;
  2. il defraudamento della nostra energia;
  3. il pensare che possa esistere solo quella condizione e circostanza;
  4. la tendenza a lottare contro i pendoli antagonisti.

Per sganciarsi da questa condizione ed iniziare a trovare soluzioni fattive dobbiamo uscire da questo contesto.

Va, inoltre, considerato che anche nel caso in cui decida di combattere il pendolo, cioè nel caso in cui io diventi un suo oppositore, sarò sempre e comunque al suo interno. Fornendogli, peraltro, energia. 

Il pendolo, infatti, si nutre sia dell’energia positiva che di quella negativa (come quando, ad esempio, si critica una persona e questa, anche se fortemente criticata, ne viene nutrita). 

Il pendolo è così definito perché oscilla e sia che la spinta lo porti a destra, o a sinistra, non influenzerà minimamente il suo funzionamento; il pendolo continuerà, comunque, ad oscillare.

Restando all’interno di un pendolo farò, inconsapevolmente, tutto quello che è necessario al suo sostentamento (come abbiamo già visto, anche nel caso in cui decida di combatterlo o criticarlo) e non potrò trovare soluzioni perché, per trovarle, dovrei cambiare piani emotivi e spostarmi su un altro spazio delle varianti. Uno spazio che contiene altre opportunità.

Ad esempio, se sono in cerca di un lavoro e mi trovo nel pendolo povertà, o disoccupazione, non sarà possibile trovare alcuna soluzione perché è solo sulla base di come esprimo emotivamente la mia indole, la mia determinazione, che potrò fungere da catalizzatore e traslare, agganciarmi ad altri piani.

Il modo migliore per affossare un pendolo è ignorarlo; fare in modo, cioè, di smettere di interessarsi alle sue logiche e provocazioni ed iniziare a concentrarsi su quanto ci interessa di più. 

Ad esempio, la nostra vita.

Ci sono due modi per affossare un pendolo: ne creo un altro in antitesi col precedente.

Nel momento in cui decido di esimermi dal pendolo governativo (che non solo non mi interessa ma che si è rivelato deleterio per la mia condizione di vita) ne posso creare un altro che potrebbe essere: il pendolo della mia vita, della mia creatività, di quanto voglio realizzare, del mio amore, dei miei interessi, delle mie letture... 

In questo modo, mi distacco dal pendolo.

Va considerato, però, che il distacco non è mai indolore, non che si soffra ma ci sono vincoli molto importanti che vanno recisi con una certa insistenza.

L’altro modo è ridere di quella circostanza ed è un ottimo sistema per affossare un pendolo.

A questo punto, è necessario chiarire che siamo in questa vita per fare un’esperienza. Stiamo facendo un percorso in questa esistenza temporanea; questo frammento in cui la nostra coscienza è riportata in termini interattivi affinché l’esperienza sia funzionale all’anima.

L’esperienza corporea è assolutamente fittizia, ciò che rimane è il cambiamento alla variazione. 

Le informazioni conoscitive che passo alla mia anima. 

Anche, e qualora, continuassi a sbagliare fornirò informazioni conoscitive all’anima.

Chi, ad esempio, indossa guanti e mascherina per portare a passeggio il cane sta facendo, comunque, un’esperienza formativa. 

La differenza consiste nel fatto che si possono fare esperienze conoscitive godendo della vita o soffrendo.

Dovremmo, perciò, muoverci in considerazione di quanto appena precisato.

Chiarito questo punto, risulta evidente che se l’esperienza in essere è fortemente vincolata da ordini che provengono da un sistema distruttivo farò ugualmente un’esperienza, ma dovrò sottostare agli obblighi che quel sistema impone e che non sono mai funzionali alla persona.

Il sistema, anche in termini di restrizioni, di limitazioni, di tutto ciò che incombe sul cittadino è vincolato dalla consapevolezza di essere legato ad una circostanza; conosce un gap di interazioni (consapevolizzate o meno) ed è conscio di potersi muovere solo all’interno di quella circostanza. 

Il suo coinvolgimento è determinato dalla paura; il contrario della paura è la creatività.

Il contrario della paura è il movimento; infatti, una persona spaventata è bloccata, inibita dalla paura.

L’antidoto al sistema non è muoversi contro il pendolo, ma muoversi in favore della propria vita.

Utilizzare il Transurfing significa vivere una condizione in cui il sistema può influenzarci in misura minimale.

Per esempio, ieri sera sono stato in un ristorante che non conoscevo con l’amico Dario Morandi. (Dario, oltre ad essere un amico di vecchia data ed una persona molto intelligente, è uno scrittore prolifico ed un esperto musicista. Invito coloro che ancora non lo conoscessero a documentarsi).

Solitamente, frequento locali che si trovano nei pressi del mio studio dove, col benestare del titolare, posso evitare di indossare la mascherina.

Indossare la mascherina non solo è dannoso ma impedisce di percepire gli odori, i profumi; mancando queste informazioni, che potrebbero anche, ed istantaneamente, riportarci ad esperienze ed emozioni pregresse, non è possibile percepire la vita attraverso uno dei nostri cinque sensi. L’olfatto, tra l’altro, è l’unico che, dal punto di vista psicologico, non può essere misurato. 

Inoltre, ed è un aspetto piuttosto importante, in merito alle inibizioni che procura la mascherina la mancanza dell’olfatto è piuttosto ignorata…

Tornando alla cena di ieri, di comune accordo, decidiamo di non indossare la mascherina e con grande leggerezza godiamo la cena e la serata. Peraltro, senza alcuna limitazione negli spostamenti all’interno del locale e senza la benché minima rimostranza da parte del personale e degli altri clienti.

Qualora ci fossimo presentati titubanti, o peggio ancora, con atteggiamento di sfida le cose sarebbero andate in maniera molto diversa…

Se ignoriamo il pendolo non incontreremo difficoltà, se ce ne occupiamo le conseguenze saranno diametralmente opposte. 

È, altresì, utile assecondare un pendolo per quanto è ineluttabile continuando, al contempo, a vivere la propria esistenza con grandissima leggerezza. 

Esistono realtà in cui le persone lamentano una precarietà economica, mancanza di posti di lavoro, licenziamenti; è interessante notare che anche nei casi appena menzionati esistono altri spazi delle varianti. 

Contesti in cui le persone non riescono a trovare lavoro ed altri in cui i posti di lavoro ci sono.

Quando gli altri sono all’interno di un pendolo e vivono una condizione di crisi, di allarmismo e di emozioni indotte è possibile sganciarsi da quella circostanza e vivere uno stato di grande espansione e benessere che, in seguito, potenzierà la realizzazione di quanto desideriamo.

Le soluzioni esistono anche in questo periodo, l’importante è spostarsi nello spazio delle varianti che contiene queste opportunità.

A questo proposito, Dario Morandi, mi raccontava che la sua compagna non solo ha trovato un nuovo posto di lavoro presso una fabbrica ma che quella fabbrica si trova proprio nei paraggi della sua residenza.

Ricevo costantemente messaggi da parte di persone allarmate e nonostante spesso non li legga qualcosa riesce sempre ad arrivare… 

Nel mondo accadono cose belle e cose brutte; personalmente, mi occupo principalmente di quelle belle così da interagire con quanto di bello esiste. Perciò, evitate di inviarmi messaggi di altra natura; io sono qui per vivere una esperienza bella.

Davanti alla minaccia di un nuovo lock down, o all’eventualità di un vaccino obbligatorio, mantengo la certezza che ci sarà senz’altro una soluzione.

In questo, differisco molto da Diego Fusaro per il quale nutro grande stima quale intellettuale ma che non stimo in merito al suo messaggio. Fusaro è solito dare informazioni preoccupanti perché sa che questo catalizza l’attenzione delle persone. 

Trovo sia un po' sleale da parte sua perché se da un lato incrementa una condizione di tormento, di dispiacere e di preoccupazione dall’altro non genera alcuna soluzione. 

Si può anche soffrire in vista di una soluzione, ma se questa non c’è che senso ha la sofferenza?

Fornire informazioni allarmanti procura maggiori visualizzazioni, magari un aumento del numero di abbonati, e questo si traduce in denaro. 

Non mi fido delle persone asservite al denaro, che non scelgono di fare la cosa più bella e che, sistematicamente, scelgono l’opzione che procura loro maggiori introiti. 

Sono vittime di una dipendenza, di una droga. Quella del denaro, del potere, di sentirsi considerati.

Fusaro, in passato, con i suoi input, mi ha permesso di allargare la mente; purtroppo, nell’ultimo periodo è peggiorato. Mi auguro possa ricredersi.

Ci sono, inoltre, molti Youtuber che hanno avuto un minimo di visibilità (non popolarità) che si sentono star; non sanno che possiamo essere spenti in un nano secondo. 

Dal canto mio, sono già prontissimo.

Ma se la nostra utilità poggia essenzialmente sul fatto di apparire in video significa che ci basiamo su qualcosa che porterà un grosso dispiacere. 

Dovremmo sentirci principalmente parte del tutto e vivere con grande distacco questa posizione di apparente popolarità. 

Tornando ai pendoli, è importante considerare che quando si crea un pendolo se ne creano anche altri. 

Nel caso del pendolo governo sappiate che esiste un suo antagonista. 

Quindi, smettiamo di concentrarci principalmente sulle cose negative.

Per esempio, a differenza di quanto molti temono, io non credo che chiuderanno tutto. 

Eventualmente, procederanno con una chiusura a macchia di leopardo. Colpiranno magari quelle zone dove le persone sono particolarmente avverse al governo o, al contrario, più mansuete. 

Oppure si concentreranno, con valenza punitiva, sui comuni capeggiati da sindaci meno allineati al sistema. 

Non renderanno il vaccino obbligatorio, anche se Fusaro afferma il contrario, non lo faranno perché il pendolo governo ha un’altra parte che è altrettanto grande, forte e che funge da antagonista.

Questo è un aspetto da non sottovalutare mai.

Osservate il volto di chi sta al governo, l’espressione di questi personaggi. Quando rilasciano interviste fingono sicurezza ma l’atteggiamento è teso, guardingo; non sono persone tranquille. Anche loro sono soggette al pendolo.

Io sono di indole guerriera, un combattente, e se vi parlo in questi termini è perché in passato ho fatto altre esperienze che, però, non hanno portato ai risultati sperati. 

Se andare in piazza, o votare, funzionasse sarei il primo. Ma non funziona.

Il paradigma è cambiato completamente; dobbiamo usare schemi di risoluzione differenti, strategie differenti, e comprendere che questa terza guerra mondiale (perché di terza guerra mondiale si tratta) non viene combattuta a colpi di cannone, ma viene combattuta attraverso le emozioni che riescono a suscitare. 

Quindi, la terza guerra mondiale è questa ed è una situazione che viene vissuta dentro la nostra testa e possiamo risolverla solo se cambiamo il nostro modo di pensare che non significa accorgersi di quanto fanno, ma comprendere che è possibile scollegarsi da questo sistema di coinvolgimento e crearne uno nuovo. 

Un nuovo sistema fatto di cose belle. Solo allora non saremo coinvolti in questa guerra.

È evidente che è necessario strutturarsi; per quel che mi riguarda, sono dieci anni che cerco di svincolarmi il più possibile dal sistema e questo ha significato anche fare scelte importanti. 

Ho rifiutato qualunque forma di finanziamento, rinunciato completamente alla pensione, escluso a priori l’eventualità di rivolgermi alle strutture sanitarie governative. 

Per inciso, non ho nemmeno il medico di base. Godo di buona salute ma sono pronto a pagare (quando ruppi il tendine di Achille mi addossai ogni costo) in caso di necessità. 

In sostanza, nell’arco di dieci anni, ho strutturato una serie di accorgimenti che mi hanno permesso di sganciarmi da determinate condizioni che sono, in realtà, tra le prime che ci costringono in alcuni criteri di circostanza.

Questa è la mia esperienza ed è quanto metto a disposizione.

L’esperienza di chi, prima di comprenderne i tanti meccanismi, ha fatto anche numerosi errori.

Errori che vorrei risparmiarvi perché nel percorso di realizzazione della gestione della realtà si incontrano una serie di processi per i quali non sempre si è preparati. 

Questo è quanto raccomando per il semplice fatto che funziona e funziona realmente.

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